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SETTIMANA SANTA: EVOCAZIONE SACRA DELLA PASSIONE DI CRISTO

Dopo circa 10 anni si ripropone a Valledolmo la Passione Vivente. Dal chiaro e significativo titolo che la contraddistingue – Martùariu –, la rappresentazione, sotto la regia e la sceneggiatura del giovane valledolmese Giuseppe Sangiorgi, già dalle premesse si candida ad essere uno degli importanti eventi nel circondario rappresentativi della Santa Pasqua.

Martùariu è un progetto che Giuseppe Sangiorgi aveva nella mente e nel cuore da qualche anno, memore delle scorse edizioni della Passione Vivente Valledolmese e stimolato dalla recente ricerca di antichi testi e lamenti sacri della Settimana Santa. Da questa ricerca ne è scaturita l’idea di riproporre il contenuto dell’evento alleggerendolo da ciò che al regista è sembrato marginale, concentrando il lavoro artistico sull’essenza della rievocazione sacra, provando a riportarla alle sonorità e alle suggestioni originali.

La scelta di usare la lingua siciliana nella narrazione dell’evento appare la strada più naturale. Una lingua ed un linguaggio che, facendo perno sulla bellissima passio, che fino a qualche tempo fa si recitava – e prima ancora, forse, si cantava – durante la Settimana Santa, viene sapientemente contaminata con lamenti di provenienza campana e siciliana (di Butera): tra questi, l’interpretazione dello storico gruppo di lamentatori di Montedoro, tra i più bravi e conosciuti di Sicilia, darà valore aggiunto alla rievocazione dello strazio vissuto.

L’occasione di ripercorrere la storia della passione di Cristo deve essere – per l’autore – anche l’occasione per coinvolgere tanta più gente possibile, di tutte le generazioni e di qualsiasi provenienza o estrazione. Tutti costretti al dialogo, al confronto e allo scambio per mezzo di ciò che li accomuna: una lingua in via di estinzione che diventa il cardine della propria identità culturale da scoprire nella sua unicità e sacralità.

La storia della passione di Cristo la conosciamo tutti, è quella del sacrificio di Gesù e dello strazio della Madonna. I personaggi che racconteranno questa storia non si limiteranno a riviverla ma la racconteranno: è così che i sommi sacerdoti, Pilato, le guardie e gli altri interpreti li vedremo prima riferire e poi infierire, per poi ancora volerne la crudeltà e poi comprendere l’inutilità di un sacrificio senza giustificazioni: tutto questo è la sintesi della contraddizione e dell’incoerenza dell’uomo.

La rappresentazione metterà a confronto le donne-madri che faranno sempre da contraltare agli uomini-condannatori. Sarà un contrapposizione non solo sentimentalmente ma anche stilistica: gli uni comunicheranno solo con il canto lamentoso del dolore; gli altri useranno la parola detta e la musica per esprimere la loro durezza, quasi nel continuo tentativo contrapposto di annullare quel canto scindendolo nei suoi componenti elementari, la parola e la musica (che insieme diventano canto). Due cori, dunque, uno maschile e l’altro femminile; due cortei che per molta parte del percorso non si sfioreranno. Saranno le donne a partire da Piazza Medici, e dopo essersi riunite davanti la casa di Maria (la chiesetta detta  La Fiuredda) intoneranno il primo canto di stupore per l’appresa notizia dell’arresto di Gesù; subito dopo, accompagnate dai  lamentatori di Montedoro, si avvieranno per il corso Garibaldi alla sua ricerca. Alla gradinata della Chiesa Nuova avvisteranno i Giudei con i sommi sacerdoti che racconteranno loro di come Gesù viene condotto e ricondotto da “Caifassi” a “Pilatu” ad “Erodi” e nessuno di loro vuole decidere cosa fare. Finalmente il Cristo viene portato per l’ultima volta da Pilato e i due cortei, per strade parallele – uno con suoni di tamburi e fiati sguaiati, in una sorta di parata festante, l’altro con lamenti e gemiti –, si guarderanno da lontano. In via Cadorna, davanti “Lu Bagghiu” avverrà “lu ‘Ncuantru”, un momento quasi profetico. Da qui, insieme, andranno in Piazza Matrice dove verrà raccontato il processo, dopo il quale inizierà il percorso della Via Crucis verso il Calvario dove le donne, i giudei e perfino i ladroni raccconteranno la crocifissione e la morte di Cristo. Lo straziante canto “Ah si versate lacrime!” concluderà il rito.

La rappresentazione, a cui partecipano tra gli altri il gruppo della parrocchia e della consulta giovanile, è in programma mercoledì 8 aprile alle ore 21,00 ed è stata patrocinata e finanziata dal Comune di Valledolmo. In appendice è possibile leggere la “nota di regia” di Giuseppe Sangiorgi.