Articoli

Storia

OPERE D’ARTE E MONUMENTI

 

4 1089
 
Chiesa delle Anime Sante (inizialmente della Madonna del Buon Pensiero)
L'art.24 dell'atto notarile stipulato a Polizzi tra il Conte Giuseppe Cutelli e i primi coloni del costruendo villaggio, Castel Normanno, imponeva al primo l'obbligo della costruzione d'una chiesa cattolica capace di assicurare ai villigiani la pratica la pratica del culto, e ciò a suo totale carico.
Il predetto articolo trovava la sua giustificazione nel fatto che la Cappella costruita dal barone don Antonio Cicala, fondatore non ufficiale del villaggio, col passare degli anni si rivelava troppo angusta alla bisogna. Il nipote, che era un uomo profondamente religioso, tenne fede all’impegno assunto, e con sincero entusiasmo prese a realizzare l’edificio sacro su un semplice ma grazioso progetto. Il profilo originale di esso si può ammirare ancora tracciato sull’esistente facciata che, un secolo fa, per aver dato spazio allo stradale provinciale, dovette essere restaurata e forse modificata parzialmente per soddisfare le esigenze delle collegine. La campana maggiore della cappella del Cicala, oggi oratorio del Rosario, fu posta sul campanile della chiesa majoris Sanctae Mariae Boni Pinsieri alla quale fu dedicata per gratitudine e ringraziamento dal fondatore. Sull’orlo della suddetta campana, come abbiamo già detto, sta scritto: «D. Antonino Cicala. Barone di Valle dell’Ulmo 1645». L’opera portata a termine nel 1654, venne benedetta e inaugurata dal Vescovo di Cefalù.
La chiesa attaccata al lato sud dell’antica fattoria feudale, ad una sola navata, in stile composito, corinzio-romano, con realistica rispondenza, fu dedicata alla Madonna del Buon Pensiero la cui statuetta, dopo essere stata venerata per oltre un secolo sull’altare maggiore, fu trasferita nella relativa sacrestia e debitamente custodita dalle suore sino ai giorni nostri. Autore di tale trasferimento fu l’arciprete del luogo mons. Randazzo che, incurante delle tradizioni patrie, mutò il nome della chiesa in quello delle Anime Sante e dedicò l’altare maggiore alla Madonna del Rosario. La nuova chiesa, come dovunque si costumava, venne adibita anche a luogo di sepoltura dei defunti fino a quando non venne costruita l’attuale Chiesa Madre. In essa, oltre ai quattro altari laterali, uno dei quali destinato al Crocifisso, furono eretti i mausolei alla duchessa di Catalogna Anna Summaniata, prima moglie del conte Giuseppe, e del conte Antonio Cutelli, «morto ammazzato» il 5 agosto del 1711.
La costruzione dello stradale provinciale del 1892, che attraversa il centro abitato, privò la chiesa della gradinata che le conferiva una certa imponenza, e per agevolarne l’accesso due o tre gradini furono praticati nel suo interno.
 
Foto 3 Chiesa Madre
 
Chiesa Madre dedicata all’Immacolata Concezione della B.V.M. in stile romanico-barocco leggero ad unica navata sec.XVII, costruita per intervento della Contessa Cristina Cutelli. Di notevole pregio artistico è la statua lignea e aurea dell’Immacolata, prima venerata nella Chiesa della Madonna del Buon Pensiero (l’attuale Chiesa delle Anime Sante)
Il numero sempre crescente degli abitanti, che nella seconda metà del Settecento raggiunse circa 2.000 anime, rendeva ormai  inadeguata alle pratiche del culto la chiesa delle Anime Sante. Il bisogno d’una chiesa più ampia e più maestosa era avvertito e dal clero e dal popolo tutto. Se ne parlava in pubblico e in privato, ognuno se ne faceva ingegnere e architetto, e tutti si dichiaravano pronti a dare il proprio contributo in denaro o in giornate lavorative per la realizzazione d’un «progetto superlativo». Colse la palla al balzo la dinamica contessa del tempo, la signora Cristina Cutelli che a capo d’un comitato d’onore versò una grossa somma di once ed altre ne raccolse da tutte le famiglie anche meno abbienti. Ottenuta l’autorizzazione delle autorità civili ed ecclesiastiche, nel 1743 diede il via ai lavori di costruzione d’una chiesa più grande e più maestosa dell’unica esistente (quella delle Anime Sante), su un progetto ambizioso dell’ing. palermitano Giuseppe Caldara. Scrisse in merito il P. Dispenza «Si gettarono le basi d’un magnifico tempio a tre navate, decorato d’un grandioso atrio e frontespizio, ricco d’intagli con due sacrestie fiancheggianti i due lati dell’abside, con due campanili elevati ai fianchi del prospetto e con due vaste camere laterali alla chiesa». Ma poi, per deficienza di mezzi, il progetto fu ridotto e venne costruito l’edificio sacro ad una sola navata, un solo campanile con l’oratorio per i confrati del SS.mo Sacramento ed una sacrestia affiancata al lato destro della chiesa. Essa richiese dodici anni di lavoro, giacchè fu completata nel 1755; venne dedicata all’Immacolata e benedetta dal vescovo di Cefalù mons. Gioacchino Castelli tra l’esultanza incontenibile dei fedeli. Oltre all’altare maggiore, su cui domina il quadro della Vergine, ornato da simboli eucaristici in bassorilievo, e un pò più giù la statua di legno del Santo di Padova, protettore del paese, vi sono sistemati gli altari laterali della Madonna di Fatima, del Crocifisso, della Madonna del Rosario, di San Francesco di Paola, di San Gaetano da Thiene e di S. Lucia, vergine e martire siracusana. Nello stesso anno della sua benedizione (1755), le prerogative di chiesa madre godute sino allora da quella della Madonna del B. Pensiero passarono a questa nuova maggiore chiesa, che nel 1757 venne elevata a parrocchia. L’onore di reggerla per il primo toccò al sac. don Giuseppe Sciarrino che esercitò l’ufficio di parroco con senno e dottrina sino al 1775. La maggiore tra le quattro campane fu dedicata al Santo di Padova, e alle sue forti vibrazioni viene attribuita la virtù di allontanare i nembi e le tempeste. La mole notevole dell’edificio è resa imponente da una lunga scalinata semiesagonale di selce. Nel 1900 l’interno della chiesa fu restaurato e ornato di artistici stucchi, e nel 1911 vennero rinnovati la scalinata e il massiccio portone centrale. Ai lati del presbiterio si possono osservare con personaggi a grandezza naturale due grandi quadri relativi a due portenti attribuiti al Santo di Padova: il miracolo della giumenta digiuna da tre giorni che, inginocchiata, adora l’Eucaristia e quello della bilocazione del Santo, presentatosi in tribunale per difendere il padre ingiustamente accusato d’omicidio. Entrambi sono firmati dal pittore Attanasio e sono di mediocre fattura.
L’abate Vito Amico scrisse che la chiesa fu dedicata al Santo di Padova per onorare il conte Antonio Cutelli.
Più informato pare il Dispenza il quale narra: «Dovendosi eleggere il Santo Patrono del paese, il popolo si divise in tre correnti: una optò per Sant’Antonio, un’altra per San Francesco di Paola, la terza per San Vincenzo Ferreri. A sorteggio pubblicamente effettuato, uscì per tre volte consecutive il nome di Sant’Antonio di Padova».

 

Foto 4 Chiesa Purit

 

Chiesa di Maria SS. Della Purità o Chiesa Nuova, a tre navate anch’essa in stile romanico-baroccheggiante, costruita a partire dal 1845. In questa Chiesa si trova il grandioso e artistico Crocifisso della Scuola del Civiletti.
La Chiesa Nuova sorse nel centro del nuovo quartiere sviluppatosi ad ovest di quello antico, in strade scoscese ma parallele. I suoi abitanti, trovando scomodo raggiungere la Chiesa Madre, avanzarono la proposta di avere una chiesa più grande e più comoda. I Padri Redentoristi, recativisi in missione, l’avvalorarono efficacemente presso la Curia di Cefalù sostenendo ch’era giusto concedere ai 2.500 abitanti del nuovo quartiere l’onore d’una loro chiesa. Il vescovo del tempo fu lieto di venire incontro al desiderio dei fedeli, e senza indugi ottenne l’autorizzazione dal Governo borbonico di costruire la chiesa desiderata. Nel 1845 furono gettate le fondamenta: clero e popolo fecero a gara nel trasporto a spalla del primo materiale occorrente per un tempio a tre navate. Il barone Lucio Mastrogiovanni Tasca, quale antico proprietario del felicissimo feudo di Regaliali e fittuario dei tenimenti territoriali, volle concorrere con la concessione di un annuo perpetuo legato di cento onze (L. 1.275), Ma gli sforzi economici e morali dei fedeli, cedettero all’enormità della spesa non ben ponderata, e il tempio, dopo quasi otto lustri, agli occhi del Tirrito giunto sul posto per ricerche, si presentava ancora incompiuto. Oggi, col completamento dell’opera, il tempio è una splendida realtà grazie al vivo interessamento dei rettori succedutisi nella sua cura e ai sacrifici dei fedeli. Tra i rettori più attivi occupa il primo posto il sac. Tommaso Cappellino il quale raggiunse gli USA per raccogliere dollari tra gli emigrati valledolmesi al solo scopo di continuare i lavori di completamento dell’interno della Chiesa. Morì a cinquantadue anni proprio nel giorno della festa della Purità, titolare della chiesa alla quale aveva dedicato la sua esistenza. Il popolo gli tributò straordinarie onoranze funebri e il Comune all’unanimità gli dedicò una delle vie che portano a questa chiesa. La sua opera fu continuata dal rettore che gli succedette, dal sac. Vincenzo Barone che curò i restauri delle due cappelle maggiori e la pavimentazione della navata centrale in marmo e fornì di nuove campane il campanile e di alcuni arredi sacri la chiesa.
Nel 1937, dopo la elezione del Barone ad arciprete, vi s’insediò come rettore un giovane sacerdote di Cefalù, il P. Pasquale Sanfilippo, che con i sussidi della Regione Siciliana e con i contributi dei fedeli e della propria pur modesta tasca definì tutti i lavori occorrenti alla dignità del tempio sognato dai fedeli valledolmesi nel lontano 1845. Si devono alla sua solerzia la riparazione del tetto della chiesa, sfondato da una bomba lanciata da un aereo americano nel 1943, l’acquisto d’un nuovo armonium e di lampadari e inoltre la costruzione d’una sala cinematografica quale moderno sussidio all’educazione dei giovani.
 
Bevaio “Acqua della Signora Cristina”
Fu voluto dalla contessa Cristina Cutelli Joppolo, andata in sposa a Don Giovanni Joppolo, Barone di S. Filippo. Essa si era investita della baronia di Valle dell’Ulmo il 20 luglio 1712, dopo la morte della contessa madre, escludendo dall’eredità il figlio naturale di don Antonio Cutelli, l’avvocato Giovanni.
 
Stagnone
Al nobile Don Giovanni San Martino Ramondetta, Duca della Fabbrica unitosi in matrimonio con Girolama Ioppolo Cutelli (investita della baronia il 16 luglio 1748) si deve la costruzione,  per quei tempi colossale, dell’ampio serbatoio idrico ancora oggi chiamato Stagnone. Nel cisternone furono captate le acque delle sorgenti a monte dell’abitato, esso accoglieva oltre 1364 metri cubi di acqua.   E’ questa una costruzione in pietrame (di mt. 10,10 x 38,20, alta mt. 6,00 al colmo, muri perimetrali spessi mt. 1,60) con una serie di arcate centrali sostenute da 6 enormi pilastri, volte a crociera, anch’esse in pietrame, di notevole valore storico-architettonico.
Il Tirrito che un secolo dopo potè visitarlo, stupito, scrisse “Questa grande opera che dicesi avere costato 16.000 scudi (£.64.200), la quale per la forma della costruzione può rivaleggiare con le antiche fabbriche della dominazione romana , durò un secolo. Nel 1818 si sviluppò una frana che spaccò il suolo del cisternone e deviò le acque. Si spesero circa 4000 lire per ripararlo; ma dopo pochi anni  ricomparve l’avvallamento provocato da una frana più profonda, che ne produsse il totale abbandono. Restano ancora i maestosi avanzi di sì grande opera…..”
Lo Stagnone, oggetto di recente restaurato per quanto riguarda la struttura interna in pietrame, nelle sua solenne mole, oggi assolve egregiamente il suo compito in funzioni quali recite, mostre, convegni, esposizioni etc... le quali, pur non pertinenti l’idea progettuale di partenza, lo hanno portato alla ribalta e all’attenzione di un pubblico sempre più meravigliato ed ammmaliato dalla bellezza rustica del manufatto.
 
foto 16 Palazzo Castellana
 
Baglio Castellana – Palazzo feudale sede del Conte Cutelli e delle annesse dipendenze. Al centro dell’attuale nucleo abitativo ha una pianta quadrangolare con corte interna. Il complesso edilizio comprende il Collegio di Maria con chiostro colonnato interno e la Chiesa delle Anime Sante.
Il palazzo o castello fu elevato sino al secondo piano e si estendeva verso oriente per una lunghezza di circa 150 metri. Nel mezzo del secondo piano si spiegava un grazioso cortile con colonne reggenti degli archi ai piedi dei quali si stendevano piccole aiuole e nel centro, accanto a un albero, si elevava il collo d’un pozzo d’acqua perenne; una scaletta dal cortile portava all’appartamento della famiglia. A nord della imponente costruzione si estendevano i vani terrani adibiti a stalle, pagliaie, magazzini, cucine ed il bevaio; una serie rettangolare di vani cingeva l’ampio cortile chiamato oggi «Baglio di Castellana». Si accedeva al Palazzo e ai magazzini per mezzo d’un ampio e alto ingresso; nel mezzo del «Baglio» stava un gran pozzo che raccoglieva, e tuttora raccoglie, l’acqua sorgiva proveniente dalla pendice della catena montuosa sovrastante. Di fronte all’ingresso sorgeva la «ribatteria», una specie di spaccio aziendale. Il palazzo, la cui facciata è stata di recente restaurata mettendo in evidenza la struttura in pietrame,  svetta con la sua enorme mole sull’adiacente Piazza Madrice svolgendo la funzione di richiamo per i visitatori.
 
Busto bronzeo del dr. Castrenza Gullo (1902)
Opera dello scultore palermitano Antonio Ugo, voluto dalla cittadinanza per onorare la memoria del benefattore. Collocato all’entrata del cimitero comunale su un piedistallo recante la seguente iscrizione: “Al Dott. Castrense Gullo la cittadinanza gli amici nel primo anniversario di sua morte posero XI.V.MDCCCIII”
Il busto è l’unica opera monumentale che i valledolmesi hanno eretto ad un loro concittadino. Esso rappresenta il sentimento di stima e di gratitudine che la cittadinanza ha voluto esprimere ad un uomo che morì dopo essersi ammalato di polmonite doppia per aver soccorso in una freddissima notte di inverno una partoriente alle prese con un difficile travaglio. Il medico si era sempre distinto per la disponibilità, la benevolenza e la generosità: non solo dispensava la sua opera di medico senza risparmiarsi, ma spesso con i più bisognosi esercitava gratuitamente elargendo, altresì, alle famiglie più indigenti le provvidenze economiche per l’acquisto delle medicine. Si ricorda, infine, che il funerale ha visto la commossa partecipazione per la prima volta anche delle donne del paese che fino ad allora ne erano rimaste escluse poiché per consuetudine la partecipazione ai funerali era riservata ai soli uomini. 
Monumento bronzeo ai caduti della prima Guerra Mondiale  in cui caddero combattendo ottanta giovani valledolmesi. Anch’esso opera dello scultore palermitano Antonio Ugo collocato nella piazza principale del paese, rappresenta un soldato nudo che leva in alto con la mano sinistra l’immagine della vittoria mentre nella destra tiene un bastone. Fu inaugurato nel dicembre 1926 alla presenza del Prefetto Cesare Mori.

 

4 1089

 

Chiesa delle Anime Sante (previously called Chiesa delle Madonna del Buon Pensiero)

Article 24 of the notarial deed drawn up in Polizzi between the Count Giuseppe Cutelli and the first settlers of the new village, Castel Normanno, obliged the count to build a catholic church at his expense to have a place to pray.

The building of a new church was justified by the fact that the Chapel built by the Baron Antonio Cicala, unofficial founder of the village, turned out to be too small as time passed. His nephew, who was a deeply religious man, kept his word and constructed the sacred building as a simple but worthwhile project. Its original profile can still be admired in the existing façade restored a century ago. It was also modified in order to make space for the provincial road and in part to meet the demands of the convent nuns.

The larger bell of the chapel was built by the Baron Cicala, now Oratorio del Rosario, and placed on the tower of the Chiesa della Madonna del Buon Pensiero as a sign of its founder’s devotion and gratitude. As we mentioned previously, the following words are written around the lower edge of the: bell: “D. Antonino Cicala, Baron of the Ulmo Valley, 1645”. The work was finished in 1654 and the church was consecrated and inaugurated by the bishop of Cefalù. The aisleless Corinthian-Roman church attached to the south side of the old feudal farm, was dedicated to the Madonna del Buon Pensiero whose statue, after being venerated for over a century on the high altar, was transferred to the sacristy and has been duly kept by the nuns until today. The statue was removed from its original place by the archpriest Monsignor Randazzo who careless of home traditions, changed the name of the church into the Chiesa delle Anime Sante and dedicated its high altar to the Madonna del Rosario (Blessed Mother of the Rosary). The new church, as it was the custom, was used as a burial place until the building of the present Mother Church. Two mausoleums were erected next to the four lateral altars: one for the Duchess of Catologna Anna Summaniata (the first wife of Count Giuseppe ) and the other for the Count Antonio Cutelli who was assassinated on the 5th August 1711. One of the altars was designed to keep

the Crucifix. The construction of the provincial road in 1892 which passes through the village, deprived the church of the flight of steps which conferred it a certain impressiveness. In order to access the church, two or three steps were built in its interior.

 

Foto 3 Chiesa Madre

 

Chiesa Madre (Mother Church)The light and aisleless and Romanesque-Baroque Mother Church, dedicated to the Immaculate Conception, was built in the XVII century thanks to the Countess Cristina Cutelli. The ligneous and golden statue of the Immaculate Conception, previously worshiped in the Chiesa della Madonna del Buon Pensiero (now Chiesa delle Anime Sante), is of great artistic value. The Chiesa delle Anime Sante was too small to host the increasing population, which reached 2000 inhabitants in the 18th century. The need for a bigger and

more majestic church was felt by both the people and the clergy. It was talked about both in public and private. Everyone was willing to give a contribution, either in money or work in order to carry out the great project. The dynamic Countess Cristina Cutelli seized the opportunity and heading a committee of honour gave and collected from all the families (even from the poor ones) a great amount of money. Once she obtained the authorization from the civil and ecclesiastical authorities, in 1743 she began the construction of a bigger and more imposing church than the existing one, based on the ambitious design by Giuseppe Caldara, an engineer from Palermo. On this subject, P. Dispenza wrote: “The construction started and the project referred to a church having a nave and two aisles, a grand hall, a decorated facade, two sacristies next to each side of the apse, two high bell towers and two big chambers at its sides.” But the lack of money forced a reduction in the scope of the project and only a aisleless church was built, containing a bell tower, an oratory for the confraternity of the SS.mo Sacramento and a sacristy adjacent to the right side of the church. It was completed in 12 years in 1755, and dedicated to the Immaculate Conception. It was consecrated by the Bishop Monsignor Gioacchino Castelli in front of the overjoyed faithful. The high altar is adorned by Eucharistic symbols in basso-relievo dominated by a painting of the Virgin and a ligneous statue of Saint Antony of Padua, the patron saint of the town. The side altars are dedicated to the Blessed Mother of Fatima, the Crucified, the Blessed Mother of the Rosary, San Francis of Paola, Saint Cajetan of Thiene and Saint Lucy, virgin and martyr of Syracuse. In 1755 it replaced the Chiesa della Madonna del B. Pensiero as Mother Church. In 1757 it became a parish church. Its first priest was Father Giuseppe Sciarrino, a person of great sense and learning. He was in charge up to 1757.The largest of the four bells was dedicated to Saint Anthony of Padua and it was believed that its strong vibrations kept the stormy clouds and tempests away. The construction is made even more impressive by a series of long semi-hexagonal flintstone staircase. In 1990 the inside of the church was restored and decorated with artistic stuccos. In 1991 the steps and the massive main door were renovated. At the sides of the presbytery you can admire the normal size characters in two paintings which represent two miracles by the saint of Padua: the miracle of the three-day-starving mare kneeling down and adoring the Eucharist and the miracle of the bilocation (being in two places at the same time) of the Saint who went to court to defend his father charged with murder. Both were painted by Attanasio but are considered to be of only modest quality. The Abbot Vito Amico wrote that the Church was dedicated to the saint of Padua to honour the Count Antonio Cutelli. The historian Dispenza seems to be more informed and writes: “the choice of the patron saint split the local people: some suggested Saint Anthony of Padua, others San Francis of Paola and others still Saint Vincenzo Ferreri. Lots were drawn and the name of Saint Anthony came out for three consecutive times”.

 

Foto 4 Chiesa Purit

 

Chiesa della Maria SS. Della Purità or Chiesa Nuova

The Romanesque-Baroque Chiesa della Maria SS. Della Purità or Chiesa Nuova with a nave and two aisles was started in 1845. In this church it is possible to see the great artistic Cross of the Civiletti School. The Chiesa Nuova rose in the center of the new quarter which expanded west to the old part with steep but parallel streets. Finding it difficult to reach the Chiesa Madre, the inhabitants asked for a bigger and more comfortable church. The proposal was strongly supported at the Diocese of Cefalù by the Redemptorist Fathers who had come on mission and claimed that it was right to grant the 2500 inhabitants of the new quarter the honour to have a new church. The bishop at that time was happy to meet the wishes of the believers and without delay he obtained the permission from the Bourbon government to build the desired church. The foundations of the church were laid in 1845. The clergy and the people did their best to provide the material needed for the church. The Baron Lucio Mastrogiovanni Tasca, who was the landlord of the feud of Regaliali, granted 100 onze. Unfortunately, the people had to give up because the expenses after four decades were too much, when the historian Tirrito reached the place for research, the church was still unfinished. The work was completed thanks to the effort of the rectors and the church is today a splendid reality. The most active of these rectors was Tommaso Cappellino who went to the USA to collect money to complete the inside of the church from immigrants who came from Valledolmo. He died at the age of 52, on the day celebrating the feast of Purity, after dedicating his life to the church. He was given a large funeral, and the local authorities named a street which leads to the church after him. His work was continued by his successor Father Vincenzo Barone who restored the two main chapels and the marble flooring of the nave; he also supplied the church with new bells, vestments, altar cloth and holy vessels. In 1937 a young priest from Cefalù, Pasquale Sanfilippo, was named rector. With the help of the Sicilian Region and the contribution of local people he finished all the church renovations hoped for by the inhabitants of Valledolmo in late 1845. He also fixed the church roof, after it was destroyed by a bomb dropped by an American airplane in 1943, and bought a new harmonium and chandelier, and started construction of a cinema as an educational aid for youngsters.

 

Fountain of “Acqua della Signora Cristina” (“Water of Lady Cristina”)It was built by the Countess Cristina Cutelli Joppolo and her husband Don Giovanni Joppolo, Baron of S. Filippo. She was invested as Baroness of Valle dell’Ulmo on the 20th July 1712, after the death of the countess,

disinheriting Giovanni, the natural son of Don Antonio Cutelli.

 

Stagnone

The construction of the huge water tank called stagnone (which still exists today) is owed to the nobleman Don Giovanni San Martino Ramondetta, Duke of Fabbrica who married Girolama Ioppolo Cutelli (invested of the Barony on 16th July, 1748). The enormous cistern received water from mountain

streams and had a capacity of 1364 cubic metres. It is made of stones ( 10,10 m x 38,20 m x 6 m ), with external walls 1,6 meters thick; it has stone cross vaulting arches supported by 6 massive pillars; it is of great historical-architectural value. Amazed after his visit a century later, Turrito wrote: “ this great work cost 16,000 scudos, and owing to the form of its construction it can compete with ones built by the Romans. In 1818 there was a landslide which damaged the big cistern; 4000 lire were spent to repair it, but a few years later a deeper landslide caused damage to the bottom side of the water tank. At this point it was totally abandoned. One can still see the remains of this great work. The stone interior of Stagnone has been recently restored. Today it hosts exhibitions, plays and conferences which have made it famous, attracting people for its great rustic beauty.

 

foto 16 Palazzo Castellana

 

Baglio Castellana is the feudal palace of Count Cutelli. In the center of the feudal palace, there is a quadrangular courtyard. The building complex also includes the Collegio di Maria with a colonnaded cloister and the Chiesa delle Anime Sante. The two-storey palace stretches 150 metres east. On second floor there was a charming courtyard with columns holding arches under which there were flowerbeds and a well with perennial water near a tree. A small staircase led from the courtyard to the family rooms. Along the northern side of the ground floor, there were tables, barns, storerooms, kitchens and a fountain. A rectangular series of rooms were located in the big courtyard, now called Baglio di Castellana. The way into the Palace and storerooms was through a large and high entrance. In the middle of the Baglio there is a well that collected (and still collects) spring water coming from the surrounding mountains. In front of the entry, there was a ribatteria, a short of farm shop. The front palace has been recently restored and it is next to Piazza Madrice where visitors come and admire its beauty.

 

Bronze Bust of Doctor Castrenze Gullo (1902). The monumental work was made by the Palermitan Antonio Ugo. It was wanted by the people to honour the memory of the benefactor. It was placed in the entry of the local cemetery on a pedestal with the following inscription: To Doctor Castrense Gullo, from citizens and friends on the first anniversary of his death placed on XI.V.MDCCCIII.

The bust is the only monument erected by the Valledolmesi to honour a local citizen. It represents esteem and gratefulness for a man who died of double pneumonia after assisting a woman in difficult labour on a very cold winter night. He always stood out for helpfulness, benevolence and generosity: he worked as a doctor without sparing himself, helping the people in need and giving them money for the medicine. It is to be remembered that the funeral witnessed the moved participation of women for the first time: according to the custom of the time, only men could go to funeral and women were excluded. Bronze War Memorial dedicated to the eighty young men from Valledolmo who died during World War I. This work was also made by the sculptor Antonio Ugo and placed in the main square of the village. The figures represent a naked soldier holding the image of victory in his right hand and holding a stick in his left hand. It was unveiled in December 1926 before the Prefect Cesare Mori.

 

Cenni Storici

CENNI SU VALLEDOLMO (PA)

 

Abitanti 3.747 (dati comunali censimento 2011)

Nome degli Abitanti: Valledolmesi

Distanza dal Capoluogo: Km 90

Altitudine 780

Superficie: Ha. 2584 (montagna interna)

Patrono del paese: S. Antonio di Padova

 

CENNI STORICI: [1]

 

Valledolmo sorge nella vallata che da Pizzo Sampieri (m.1081) e dal Monte Campanaro si spiega a ventaglio sino alla montagna di Cammarata (m.1576). L'inizio dei lavori di fondazione del nuovo villaggio si deve al Cav. Antonio Cicala "nobile di origine genovese", i cui antenati nel sec. XV, si erano trasferiti in Sicilia, anche se egli non avesse neppure pensato a chiedere la prescritta Licentia populandi e non si fosse ufficialmente investito della baronia di Valle dell'Ulmo. Al Cav. Cicala si deve la costruzione di una chiesetta della quale ancora oggi rimane la campana di bronzo sull'orlo della quale sta chiaramente scolpito: "D. ANTONIO CICALA. BARONE DI VALLE DELL'ULMO. 1645"
Fondatore ufficiale di Castel Normanno, in seguito Valle dell’Ulmo, (per la presenza nella vallata di un gigantesco olmo)  e dalla seconda metà del secolo scorso Valledolmo, fu il nipote del Cav. Cicala, il Conte Giuseppe Mario Cutelli che ottenne la licentia populandi il 17 agosto 1650.
Il territorio di Castel Normanno in origine era formato dal feudo di “Valli di l’ulmu, dagli ex feudi di Chifiliana, Mezzamandranuova e di Castelluzzi, appartenenti tutti, tranne l’ultimo, alla baronia di don Giuseppe Cutelli nel 1650.
Nel 1655 all’età di diciannove anni muore la Contessa Anna Summaniata moglie di don Giuseppe (il mausoleo innalzatole dal Conte ancora oggi si può ammirare nella Chiesa della Madonna del Buon Pensiero oggi Chiesa delle Anime Sante). Dopo qualche anno di lutto don Giuseppe convolò a seconde nozze con Donna Maria Abatellis, figlia del Conte Ferdinando Cutelli Grimaldi e di Anna Abatellis Tornabene.
Il conte muore il 24 novembre del 1673 e contrariamente al suo desiderio di essere sepolto a Castel Normanno venne tumulato nella Chiesa di San Francesco di Paola fuori porta Carini, a Palermo.
 

FRA STORIA E LEGGENDA:

 

Della Baronia e della Terra di Castelnormanno s’investì il figlio di lui, don Antonio Cutelli. Questi aveva un carattere piuttosto egocentrico, altero e modi bruschi.
La forte discrepanza tra il suo comportamento e quello del defunto genitore gli alienò l’animo dei suoi coloni; anzi un giorno che era lì per lì per abusare d’un più ampio jus prime noctis, ci lasciò le penne. Si registrò così, in Castel Normanno, il primo fatto di sangue.
Aveva il Sig. Antonio Cutelli alle sue dipendenze un campiere di nome Pietro Corvo, la cui avvenente figliola, prossima ad andare a nozze, aveva catturato l’attenzione del suo signorotto, generoso fruitore del cennato  jus, trovando però un muro nella possanza fisica e morale del Corvo.
Ma il Conte, che non era uomo da cedere facilmente le armi, una sera dell’agosto 1711 fece venire a casa sua il Corvo conferendogli l’incarico di recarsi a Palermo per consegnare della selvaggina ad un suo autorevole amico. Mentre ad altri due suoi fidi ribaldi diede l’incarico di sbarazzarsi di quel Corvo. Ma uno di essi, compare e amico della vittima predestinata, non sentendosi il coraggio di perpetrare il delitto, andò a trovare il compare rivelandogli l’ordine ricevuto dal Conte. Il Corvo raccomandò all’amico di far finta di niente e di portarsi col suo compagno al luogo dell’agguato che al resto avrebbe pensato lui.
Sul far del giorno il Conte certo che “l’operazione Corvo” era stata compiuta, uscì a cavallo dal suo baglio e al rientro strusciando quasi all’uscio della vittima, con tono di persona angosciata scoppiò in gemiti: “Poviru Pietru Corvu! Poviru figghiu Corvu!” volendo far capire così ai familiari di lui di essere stato informato dell’assassinio del suo caro Pietro. La finzione, però, fu stroncata quasi subito: un fragoroso colpo di archibugio sparatogli dalle mani del Corvo colpendolo alla testa lo fece stramazzare giù dalla sella in un lago di sangue.
Il conte fu tumulato sontuoso mausoleo erettogli dal figlio avv. Giovanni nella Chiesa della Madonna del Buon Pensiero (chiesa delle Anime Sante). Racconta ancora il Granata che amici stretti del Conte posero una grossa taglia sulla testa del Corvo. Il fascino del denaro allettò un palermitano di nome Sulivestru il quale si mise alla caccia del latitante Corvo. Nella sua ricerca s’imbattè in un boscaiolo che lo mise sulla buona strada, giunti nei pressi di una fontana il boscaiolo si chinò per bere, imitato dal cacciatore che depose l’archibugio. Il boscaiolo, con mossa felina, afferrò l’arma e in un baleno assestò col calcio della stessa un gran colpo tra capo e collo freddandolo all’istante. Dopo alcuni giorni i contadini scoprirono il corpo del Sulivestru. Ancora oggi il passo dove egli fu rinvenuto viene chiamato “Passu du poviru Sulivestru”. A dargli la “ricca taglia” era stato il latitante Pietro Corvo che da vero corvo, non si fece acciuffare né vivo né morto.
 
Giovanni Mario Cutelli prese l’investitura feudale con diploma del 1712 e fin dall’inizio alle buone doti d’animo e alla dolcezza del carattere congiunse la generosità e l’esercizio pacifico dei diritti feudali. Aveva piena conoscenza delle discipline legali da rivaleggiare col suo bisavolo l’egregio giureconsulto catanese Mario Cutelli, del cui nome “Mario” era orgogliosa l’illustre nobile famiglia. Esercitava a Catania la professione di avvocato.
I suoi vassallaggi passarono a sua sorella Cristina, moglie di Giovanni Ioppolo, barone di San Filippo. Anch’essi non lasciarono figli maschi e alla loro morte nelle baronie di Valledolmo e di Aliminusa, successe la loro figlia Girolama Ioppolo, che sposò Matteo Lucchesi-Palli, duca della Fabbrica, i quali con diploma vicereggio del 16 luglio 1746 ebbero l’investitura feudale e lasciarono in Valledolmo la grandiosa cisterna d’acqua denominata Stagnone (1746-1774).
 
_____________________________
 
 
[1] Orazio Granata "Valledolmo dall'origine ai giorni nostri"
 
  

Cenni Storici in Versione Inglese (Translation by Giuseppe Castelli)

A BRIEF HISTORY OF VALLEDOLMO (PA) translation by Giuseppe Castelli

 

3.747 in habitants ( Municipal data 2011 census)

The people are called Valledolmesi

Located 90 km from the capital of Sicily (Palermo)

780 m above sea level

Area 25.84 sq km

Patron saint: Saint Anthony of Padua

 

BRIEF HISTORY:

 

Valledolmo resides on a valley which spreads out from Mt. Sampieri (1081 m) and Mt. Campanaro to Mount Cammarata (1576 m). The first to build the new village was Antonio Cicala, a noble of Genovese origin whose ancestors had come to Sicily in the XV century. He founded it without asking the prescribed Licentia Populandi (="license to decimate" or "license to ravage”) or being officially invested as Lord of Valle dell’Ulmo. Extending around the lower edge of a bronze bell in a small church built by Antonio Cicala and still existing today, it is possible to read “D. ANTONINO CICALA. BARONE DI VALLE DELL’ULMO.” (D. Antonino Cicala, Baron of the Ulmo Valley1645). The official founder of Castel Normanno (later called Valle dell’Ulmo,for the presence of a huge elm tree in the valley, and Valledolmo from the second half of the past century) was Lord Antonio Cicala’s nephew, Count Giuseppe Mario Cutelli who obtained the Licentia Populandi on 17th August 1650. The territory of Castel Normanno was originally formed by the fiefs of Valli di l’ulmu, Chifiliana, Mezzamandranuova and Castelluzzi, all belonging in 1650 (except the last one) to the barony of Don Giuseppe Cutelli. In 1655 Don Giuseppe Cutelli’s wife, the Countess Anna Summaniata, died at the age of 19 (the mausoleum erected by the count can still be admired today in the Chiesa delle Anime Sante – Church of the Holy Souls. Following several years of mourning, Don Giuseppe Cutelli married Donna Maria Abatellis, the daughter of Count Ferdinando Cutelli Grimaldi and Anna Abatellis Tornabene. The count died on 24th November 1673 and against his wish to be buried in Castel Normanno, he was entombed in the Chiesa di San Francesco di Paola out of Porta Carini in Palermo.

 

BETWEEN HISTORY AND LEGENDS

 

The count’s son, Don Antonio Cutelli invested himself Lord of Castel Normanno. Don Antonio Cutelli was an egocentric and haughty person with abrupt manners. The great difference between his behavior and his father’s turned the people against him; in fact, one day he was killed while abusing of the jus prime noctis (right of the first night). This was the first recorded act of violence in Castel Normanno. One of his peasants, Pietro Corvo, had a charming daughter and she was soon to get married. Cutelli wanted to benefit of jus prime noctis, but was impeded by Corvo who was well built and of sound character. The count did not want to give up easily and so one night in August 1711, he told Corvo to go to Palermo and bring some wild game to an influential friend. In the meantime he had ordered two trusted villains to get rid of Corvo. However, one of them was a good friend of the intended victim, and did not feel to commit the crime; so he went and told him about the order he had received from the count. Corvo told him to act as if they had not met and go with his companion to the place of the ambush. The next day, the count, certain that the Corvo had been eliminated, went out with his horse and on his return coming near the victim’s door, in a distressing tone of voice, cried out “Poviru Pietru Corvu! Poviru figghiu Corvu!” ( Poor Pietro Corvo! Poor son Corvo!) wanting Corvo’s family to know that he had been informed of the assassination of the beloved Pietro. The pretence was soon put to an end: he was shot in the head by Colvo himself with a harquebus and fell heavily from his saddle to the ground in a pool of blood. The Count was buried in the above-mentioned magnificent mausoleum built by his son Giovanni in the Chiesa della Madonna del Buon Pensiero (after called Chiesa delle Anime Sante). The histrorian Granata recounts that some friends of the Count put a price on Corvo’s head. The reward attracted Sulivestru from Palermo who started hunting the fugitive Corvo. While searching, he met a woodman who put him on the right track. When they got near a fountain, the woodman bent to drink and the hunter did the same putting down his harquebus. With cat-like agility, the woodman grabbed the gun and in a flash shot the hunter dead. The body of Sulivestru was found after a few days. Still today the place where the body was found is called “Passu du poviru Sulivestru” ( Poor Silvester’s Way ). The “rich reward” for the fugitive was never collected , because Corvo, like his namesake “the raven” did not allow anyone to get him, dead or alive. In 1712 Giovanni Mario Cutelli was granted the feudal investiture diploma. He was a sweet tempered man of good qualities; from the beginning he exercised his feudal powers peacefully and with generosity. He was a lawyer and had a great knowledge of the legal disciplines. He held his own with his great-grandfather Mario Cutelli, a jurist from Catania, who was the pride of the illustrious family. His vassals past to his sister Cristina, wife of Giovanni Ioppolo and Baron of San Filippo. They did not have any male children either and after their death, their daughter Girolama Ioppolo succeeded as Baroness of Valledolmo and Aliminusa. She married Matteo Lucchesi-Palli, Duke of the Fabbrica, and on 16th July 1746 they received the feudal investiture with viceregal diploma. They built the magnificent water cistern called Stagnone (1746-1774). 

 

__________________

[1]

 

Orazio Granata “Valledolmo dall’origine ai giorni nostri”

Traslation by Giuseppe Castelli

 

 

COMUNE DI VALLEDOLMO - VIA CHIAVETTA - C.F. 87001710828 - P.I. 02670280821 - TEL. 0921-544300 - FAX- 0921-544340 - 543464